Sul futuro della partecipazione nel progetto urbano

01/10/2012

Attualmente l'argomento trattato , all'interno della redazione web, è la progettazione partecipata e nelle riunioni svolte abbiamo cercato di capire le fasi che accompagnano il processo partecipativo dei cittadini e il ruolo dell'architetto nella conseguente progettazione. Abbiamo però riscontrato che ci sono molte difficoltà nell'attuazione delle scelte urbanistiche e nella loro condivisione.

Per esempio, in Toscana, forse per specifiche caratteristiche umorali della popolazione o per congiunture politiche ci accorgiamo che proliferano comitati contro scelte macro o micro urbanistiche. Specularmente molti Enti Locali propongono coinvolgimenti attivi della popolazione su progetti già acquisiti scivolando facilmente nel consenso. Evidentemente nessuna di queste pratiche è progettazione partecipata. Eppure il grande dispendio di energie civili, e l'esistenza di una legge regionale facilitante, dovrebbe essere propedeutico ad una attivazione di pratiche costanti e continue.

Fra le altre cose, a noi sembra che fra discussioni e stesura dei progetti nei tentativi di progettazione partecipate ci sia una distanza non solo temporale ma anche di linguaggio, forse di ambiti culturali, forse di desideri. La disciplina della progettazione si arresta a disegni prospettici, modelli, fotomontaggi, mentre si tratterebbe di immaginare i futuri degli spazi considerati, futuri fatti di trasformazione di relazioni interpersonali, di viste piacevoli, di abitudini al movimento, di matasse sonore, di piste olfattive. Manca l'intreccio emozionale e la sua rappresentazione.
 

Abbiamo rivolto delle domande a vari professionisti che si occupano di progettazione partecipata o che hanno realizzato edifici a seguito di processi partecipativi di cittadini alla progettazione

Qual è secondo lei il futuro della partecipazione nel progetto urbano, quali strade dovrebbero essere seguite e quali sono gli ostacoli che dovrebbero essere rimossi nella specifica situazione italiana? Esiste una giusta scala cui fare riferimento?"

Ci può parlare di una sua riuscita esperienza di laboratorio progettuale, in cui la partecipazione attiva dei cittadini è riuscita a conciliarsi con il ruolo creativo dell’architetto e con i mille vincoli normativi e procedurali che la realizzazione di un opera pubblica comporta, dalla fase progettuale a quella realizzativa?"
 

Risponde l'arch. Riccardo Roda
 

Sul futuro della partecipazione nel progetto urbano

La complessità dei processi decisionali favorirà senza dubbio l’utilizzo delle cosiddette “buone pratiche”.

Per evitare che la partecipazione costituisca un ulteriore peso a un settore già oberato da troppi ed inutili ostacoli burocratici, è necessario che venga utilizzata al meglio, svolgendo in modo chiaro il proprio ruolo, che è di creazione di informazione e consenso .

E’ necessario, a monte dei processi partecipativi, predeterminare obiettivi specifici, tempi e modi della partecipazione, e questo non è assolutamente facile.

Se gli spazi di assegnare all’ascolto non sono ben calibrati, e non vi è chiarezza assoluta su cosa si vuole discutere, e come, vi è assoluta certezza di alimentare il disordine che spesso accompagna i processi edilizi ed urbanistici.

Ci vuole professionalità da un lato, e chiarezza politica dall’altro, per poter svolgere un ruolo efficace, di sostegno e di approfondimento di obiettivi già formulati e condivisi nelle sedi deputate.

Certamente la partecipazione non può surrogare la progettualità politica, altrimenti viene meno la delega affidata dai cittadini ai loro rappresentanti.

Da un punto di vista professionale è invece necessario conoscere l’intero meccanismo su cui si viene ad operare; la complessità delle decisioni da prendere si scontra infatti con la parcellizzazione delle competenze dei singoli uffici, e una delle

sfide maggiori è proprio quella di portare a sintesi visioni e responsabilità a volte contraddittorie tra loro.

 

Sulle esperienze concrete

Cito due esperienze: la prima riguarda la realizzazione di un centro di accoglienza temporanea per immigrati a Calenzano (Fi). La messa a punto di una piccola ma complessa struttura di accoglienza, basata sull’offerta di residenze flessibili a medio-termine, si è basata sulla concertazione tra progettisti, amministrazione comunale, Casa spa, gli uffici del sociale, i rappresentanti degli immigrati, la Fondazione Michelucci.

Gli immigrati sono davvero “invisibili”, e ancor più sconosciuti sono i loro bisogni e le loro aspettative; nel caso in oggetto le soluzioni adottate partono da bisogni documentati, e da una più generale ricognizione a livello europeo sulle strutture destinate all’abitare temporaneo.

Cfr. Edilizia per immigrati-Un'esperienza in Toscana

Una seconda esperienza riguarda invece la demolizione e ricostruzione di un quartiere ERP a San Lazzaro di Savena (Bo): edifici prefabbricati invecchiati prematuramente, con problemi non risolvibili attraverso operazioni di manutenzione, abitanti invecchiati anch’essi, con problemi di handicap e di assistenza.

La decisione di operare in modo radicale è maturata attraverso un Laboratorio di Progettazione Partecipata, che ha operato su due versanti: cittadini e macchina comunale.

Quest’esperienza ha dimostrato la funzionalità di processi partecipativi differenziati: contenuti ed estremamente operativi con la popolazione, molto più articolati con la macchina comunale.

In particolare l’approccio multidisciplinare del Laboratorio ha consentito di portare a sintesi le diverse competenze comunali che interagiscono in scelte che colpiscono trasversalmente aspetti patrimoniali, economici, urbanistici, sociali.

Cfr in proposito Valutazione-della-convenienza-nei-programmi.htm