
Nel volume sono sviluppate le ragioni di carattere culturale, disciplinare, etico e politico che consigliano di attivare processi di manutenzione preventiva e programmata piuttosto che i più distruttivi interventi di restauro. È noto che le pratiche relative alla strutturazione di Piani di Manutenzione solo da qualche decennio hanno trovato determinanti impulsi, prevalentemente dovuti ai nuovi dettati legislativi che hanno introdotto, e via via meglio specificato nei contenuti, l’obbligatorietà della pianificazione delle attività manutentive, anche nell’ambito dei Beni Culturali.
In continuità con il volume “Prevenzione e manutenzione per i Beni Cultuali edificati” (Alinea, 2010), gli Autori presentano in questo nuovo libro, gli esiti finali di una ricerca volta a definire una metodologia operativa per lo sviluppo di Piani e Programmi di Manutenzione, attivata a partire dalle esperienze maturate sulle aree archeologiche di Roma e Ostia Antica. I principi e le procedure delineati sono poi stati applicati e validati anche su altri casi, significativi per importanza, dimensioni, complessità e caratteristiche di utilizzo - riportati in questo volume - come alcune domus del sito archeologico di Pompei o il Monumento a Vittorio Emanuele II (il Vittoriano), in Roma. Attraverso la strutturazione di processi organizzativi si sono così determinati i metodi e gli strumenti – comunque sempre rivedibili e ottimizzabili – che consentono di tenere sotto controllo le azioni degli agenti del degrado con interventi a diversa intensità e frequenza, diretti a prolungare il “tempo di vita” del Bene, garantendone la conservazione entro logiche di sostenibilità.


